Perché il Vecchio Testamento ha nel canone della Chiesa Cattolica, ha una diversa struttura e contenuto rispetto alla Bibbia del canone degli Ebrei?
La Tanakh, la Bibbia ebraica è divisa in tre parti, costituite dai seguenti libri:
Torah (Pentateuco): Genesi, Esodo, Levitico, Numeri, Deuteronomio;
Nevìim (Profeti): Giosuè, Giudici, Samuele (I & II), Re (I & II), Isaia, Geremia, Ezechiele, 12 Profeti minori;
Ketuvim (Agiografi): Salmi di Davide, Proverbi, Giobbe, Cantico dei Cantici, Rut, Lamentazioni, Ecclesiaste, Ester, Daniele, Esdra, Neemia, Cronache (I & II).
La Chiesa Cattolica a questi ne affianca altri sette (Tobi, Giuditta, Maccabei 1, Maccabei 2, Sapienza, Siracide, Baruc), più varie aggiunte a libri già esistenti (Ester, Geremia, Daniele)
(1).
L’origine di questo ampliamento trae origine nel 382 AD quando Papa Damaso I, attraverso il canone De explanatione fidei, decreta il Canone delle Scritture, che poi sarà confermato dai concilii prima di Trento e poi di Nicea. Questi libri, chiamati deuterocanonici dalla Chiesa Cattolica, sono ritenuti apocrifi da molti.
Non volendo partire da alcun pregiudizio ma desideroso di valutare, se questi libri devono essere presi in considerazione o meno, cerco di scoprire maggiori informazioni su colui che li ha introdotti, e ad analizzare il contenuto degli stessi, attraverso il confronto con il resto delle Sacre Scritture.
Fortunatamente di Papa Damaso I si ha a disposizione una consistente documentazione storica, di origine sia cristiana che non, per cui abbiamo possibilità di ricavare sia chi era sia cosa ha fatto, da un punto di vista il più possibile neutrale.
A lui sono attribuite sia la della revisione che la traduzione della Bibbia in Latino (Vulgata), commissionata al suo segretario Girolamo, sia la sua opposizione a tentativi di contaminazione, volti all’adozione dell’eresia ariana (ovvero la negazione della divinità di Gesù Cristo)
Nel 366, in seguito alla morte di Papa Liberio, due fazioni interne alla Chiesa diedero luogo a una lotta per il papato, eleggendo ciascuna di esse un proprio Papa. Una di queste – a cui capo era Felice II, nominò Ursino e l’altra Damaso.
La lotta non fu affatto spirituale, documenta infatti lo storico dell’Impero Romano Ammiano Marcellino:
“L’ardore di Damaso e Ursino per occupare la sede vescovile superava qualsiasi ambizione umana. Finirono per affrontarsi come due partiti politici, arrivando allo scontro armato, con morti e feriti; il prefetto, non essendo in grado di impedire i disordini, preferì non intervenire. Ebbe la meglio Damaso, dopo molti scontri; nella basilica di Sicinnio, dove i cristiani erano riuniti, si contarono 137 morti e dovette passare molto tempo prima che si calmassero gli animi. Non c’è da stupirsi, se si considera lo splendore della città di Roma, che un premio tanto ambito accendesse l’ambizione di uomini maliziosi, determinando lotte feroci e ostinate. Infatti, una volta raggiunto quel posto, si gode in santa pace una fortuna garantita dalle donazioni delle matrone, si va in giro su di un cocchio elegantemente vestiti e si partecipa a banchetti con un lusso superiore a quello imperiale” (2)
Questo spiegherebbe il motivo di una talmente accesa lotta per il potere all’interno della Chiesa, non solo a livello figurativo, se si contano ben 137 morti addirittura all’interno di una chiesa.
Nel periodo del pontificato Damaso I, infatti, è registrato un picco nell’aumento dello sfarzo negli ambienti clericali, una tendenza cominciata qualche anno prima della sua investitura: prima San Girolamo redarguì I costumi eccessivamente terreni e materialistici in voga nel clero; In seguito, nel 370, l’imperatore Valentiniano I dovette emanare un editto che vietava a ecclesiastici, vescovi, monaci e monache, di perseguire vedove e orfani al fine di ottenere regali e lasciti.
Il pontificato di Damaso fu uno dei più influenti e importanti punti di riferimento, per il processo che portò in seguito alla Chiesa Stato. Già da vescovo, infatti, aveva sostenuto e invocato il “testo petrino”, a giustificazione che il primato della sede apostolica trae fondamento dalle parole di Gesù Cristo a Pietro nel Vangelo secondo Matteo, 16:18.
Damaso I fu anche attivamente dedito alla ricerca di tombe di martiri, delle quali identificò diverse per poi ornarle personalmente con epigrafi, oltre al restauro e abbellimento di diverse chiese.
Nel 380, l’imperatore Teodosio promulgò l’editto De Catholica Fidae, con il quale il cristianesimo diventava la religione ufficiale di stato dell’Impero Romano.
Tra gli elementi che portarono a maturare una tale decisione da parte dell’Imperatore, fu soprattutto l’aumento di cittadini provenienti da ceti altolocati che si convertivano dal paganesimo al cristianesimo. Che ora trovavano luoghi di culto attraenti dal punto di vista estetico, oltre alla introduzione di una nuova forma di politeismo, legata al culto dei martiri e dei morti in generale.
Avendo ora maggiori dettagli di Damaso I, il principale attore nell’inserimento dei libri deuterocanonici nel Canone della Chiesa Cattolica, andiamo a esaminare quale e’ il contenuto di questi.
Tobi: Scritto tra il secondo e l’ottavo secolo a.C., narra le vicissitudini di un certo Tobi della tribù di Naftali.
Ai fini dottrinali, il libro è alla base di insegnamenti sull’intercessione degli angeli, pietà filiale e reverenza per i morti.
Presenta tematiche in contraddizione con le dottrine del Vangelo, come l’utilizzo di organi di animali per tenere alla larga demoni:
“Quanto al cuore e al fegato, ne puoi fare suffumigi in presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal demonio o da uno spirito cattivo e cesserà in essa ogni vessazione e non ne resterà più traccia alcuna” (Tobia 6:8)
La vera Parola di Dio non si contraddice mai, al riguardo di come tenere lontano il demonio, abbiamo diverse indicazioni in totale contrasto con il libro di Tobi:
“Sottomettetevi dunque a Dio; resistete al diavolo, ed egli fuggirà da voi.” (Giacomo 4:7)
“Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo.
La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove.
State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace.
Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno;
prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio.
Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi, anche per me, perché quando apro la bocca mi sia data una parola franca, per far conoscere il mistero del vangelo, del quale sono ambasciatore in catene, e io possa annunziarlo con franchezza come è mio dovere.” (Efesini 6:11-20)
Secondo alcuni, I sadducei citano versi di questo libro per tentare trarre in inganno Gesù Cristo, in Marco 12:20-22.
Giuditta: semplicemente una storia, priva di fini morali né educativi; colma di anacronismi ed errori storici.
1 Maccabei: racconta con accuratezza storica gli anni dall’ascesa di Antioco (175 a.C.) al 135 a.C., anno della morte di Simone il Maccabeo. Del tutto privo di contenuti profetici o rilevanti dal punto di vista dottrinale; la mia opinione e’ che, mancando nel canone cattolico il terzo e il quarto volume di questa serie, il primo è stato inserito con lo scopo di giustificare la presenza del secondo libro.
2 Maccabei: Scritto ad Alessandria e destinato agli Ebrei della Diaspora in Grecia, tra il 180 a.C. e il 161 a.C., è di accertata origine farisea. Narra la guerra di Giuda Maccabeo in rivolta contro i re seleucidi. Per quanto concerne gli aspetti dottrinali, Giuda Maccabeo è rappresentato nell’atto di porgere offerte per i morti (2). Il riferimento a simili offerte è, tuttavia, senza riscontri nella letteratura Ebraica, e nulla si sa a riguardo di simili offerte fatte al Tempio di Gerusalemme (3).
Questo libro costituisce la giustificazione delle dottrine Cattoliche sul Purgatorio, sulla resurrezione dei morti, sui meriti dei martiri, e sulla intercessione per i defunti.
Presenta numerose contraddizioni tra cui:
- Antioco Epifane muore tre volte, prima di tristezza (1 Maccabei 6:8-16), poi viene ucciso violentemente (2 Maccabei 1:11-16), infine in seguito a una malattia incurabile (2 Maccabei 9:5-29)
- Giuda Maccabeo muore nel 152 a.C. (1 Maccabei 9:18) e anni dopo, nel 116 a.C. si ritrova a scrivere una lettera agli Ebrei in Egitto (2 Maccabei 1:10)
Sapienza: scritto forse nel I secolo a.C., riporta massime simili a quelle contenute nel Libro di Salomone.
Siracide: si stima sia stato scritto nel II secolo a.C., è una collezione di insegnamenti etici. Alcuni sostengono che nel Nuovo Testamento vi siano quattro citazioni da questo libro:
Luca 1:52 – Siracide 10:14; Marco 4:5,16-17 – Siracide 40:15; Matteo 7:16,20 – Siracide 27:6; Matteo 11:28 – Siracide 51:27.
Seppure vi sia una superficiale similarità, da un confronto accurato si nota che sono interpretazioni forzate, in quanto sia Gesù Cristo che gli Apostoli citano dal Vecchio Testamento sempre e solo brani nella loro integrità, senza riadattarli.
Baruc: nell’introduzione l’autore dichiara di essere Baruc, segretario del profeta Geremia nel periodo dell’esilio in Babilonia nel sesto secolo a.C. Secondo studi recenti, il libro sarebbe stato scritto nel II secolo a.C., circa duecento anni dopo. Il contenuto tratta della comunità Ebraica al tempo della diaspora, descrivendo come la vita religiosa fosse regolata da preghiera e osservanza della legge.
In sintesi, gli elementi comuni a questi libri sono:
- Non rientrano nel Canone Ebraico, citato da Nostro Signore Gesù Cristo:
“Sono queste le parole che vi dicevo quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella Legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi” (Luca 24:44)
Cristo afferma che è questa la divisione della Tanakh secondo il Canone Ebraico: Torah (Mose’), Profeti e Salmi, se il Signore avesse ritenuto canonici altri libri avrebbe fatto una dichiarazione in tal senso. - Non sono stati scritti attraverso l’ispirazione dello Spirito Santo:
“Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l’altare” (Matteo 23:34-35)
Il Signore Gesù Cristo afferma che Zaccaria e’ stato l’ultimo profeta nella Bibbia del Canone Ebraico, il quale era stato fissato intorno alla fine del V secolo a.C.; tutti i libri del deuterocanonico sono stati scritti successivamente, nel periodo del black-out, in cui non c’erano profeti, gli unici che potevano essere ispirati dallo Spirito Santo.
Nel verso conclusivo di questo libro, lo stesso autore dichiara la sua fallibilità umana:
“Se la disposizione della materia è stata buona e come si conviene alla storia, é quello che ho desiderato. Se poi é mediocre e di scarso valore, é quanto ho potuto fare“ (2 Maccabei 15:38).
Poiché il contenuto di nessuno dei libri scritti attraverso l’ispirazione dello Spirito Santo è stato messo in dubbio dal proprio autore, abbiamo qui una dichiarazione spontanea che questi non è semplicemente che un tomo di narrativa. - Sono pieni di errori storici e incongruenze cronologiche:
Nel corso del tempo gran parte delle vicende storiche presenti nei Libri del Canone Ebraico (persone, fatti e luoghi) sono state confermate da scoperte archeologiche. Nessuno dei fatti nei libri del deuterocanonico ha potuto avere riscontro, soprattutto perché in questi si presenta un eccessivo numero di contraddizioni. - Non sono mai stati citati dal Signore Gesù, neanche dagli Apostoli;
Nel Nuovo Testamento, le citazioni dalla Bibbia Ebraica sono circa trecento. Non vi è alcun riferimento a versi dei libri del deuterocanonico, o meglio gli apocrifi. Mentre sia Gesù Cristo tramite gli Evangelisti, che gli Apostoli, citano integralmente versi dai libri del Canone Ebraico
Tutti questi elementi mi fanno associare Papa Damaso I e il suo pontificato alla Chiesa di Pergamo, destinataria della lettera di Gesù in Apocalisse 2:12-17:
- V. 12] “… All’angelo della Chiesa di Pèrgamo scrivi …”
- Il nome Pergamo oltre a indicare una città dell’Asia Minore, significa matrimonio promiscuo (per – gamos) ovvero l’unione tra chiesa e politica;
- Pergamo era un grande centro di potere religioso, la prima dove fu eretto un tempio dedicato al culto del dio romano Cesare Ottaviano Augusto;
- I sacerdoti di questo culto si chiamavano Pontifex, costruttore di ponti tra gli dei e gli uomini;
- il sommo sacerdote aveva l’appellativo Pontifex Maximus - v.13] “… tieni saldo il mio nome e non hai rinnegato la mia fede …“
Difendendo il Cristianesimo dall’eresia degli ariani - v.14] “… hai presso di te seguaci della dottrina di Balaàm, il quale insegnava a Balak a provocare la caduta dei figli d’Israele …“
- Balaàm fu assoldato da Balak per distruggere Israele (5);
- dopo tre tentativi falliti, suggerì di inviare le donne di Moab per farli cadere nell’idolatria;
- la dottrina di Balaàm rappresenta pertanto l’introduzione di riti pagani nell’adorazione dell’unico, vero Dio. -
v.15] ” … Così pure hai di quelli che seguono la dottrina dei Nicolaìti …”
Oltre a rappresentare probabilmente una setta di quel tempo, la parola in greco Nikolaitis e’ composta da Nikao – vincere e Laos – popolo. Indica quindi conquistatori, dominatori di altre persone, dal punto di vista sia militare che gerarchico. Nel caso della Chiesa, si traduce con persone che desiderano governarla come fosse un esercito o un’azienda, attraverso gerarchie.
Abbiamo riscontrato che ognuna delle caratteristiche di Papa Damaso I ha una precisa corrispondenza con quelle che Gesù attribuisce alla Chiesa di Pergamo. Sulla base di questo, se analizziamo quelli che sono i Suoi giudizi, vedremo che:
Nel v. 14 la Rimprovera (la traduzione letterale dal greco e’ “Ho alcune cose contro di voi“);- Nel v. 15 Detesta (omesso nella Bibbia CEI, nell’originale Gesu’ dice “cosa che io detesto“)
Nell’introduzione di questa lettera il Signore Gesù si dichiara “Colui che ha la spada affilata a due tagli” (v.12), nella conclusione della stessa dice: “Ravvediti dunque; altrimenti verrò presto da te e combatterò contro di loro con la spada della mia bocca“
Sono queste semplicemente immagini pittoriche oppure hanno un preciso significato?
Essendo possibile trovare la corrispondenza di ogni singola parte delle Sacre Scritture nelle Scritture stesse, andiamo vedere cosa simboleggi la spada affilata a doppio taglio, trovo che nella lettera agli Ebrei, 4:12 l’Apostolo Paolo scrive:
“Infatti la parola di Dio è viva, efficace e più tagliente di ogni spada a doppio taglio; essa penetra fino al punto di divisione dell’anima e dello spirito, delle giunture e delle midolla e scruta i sentimenti e i pensieri del cuore”
Il fatto che questa lettera inizi e si concluda con l’affermazione di Gesù Cristo, che è Lui ad avere in mano e nella bocca la spada a doppio taglio (che è la Parola di Dio), è anche un monito a non alterare le Sacre Scritture, a non aggiungere, né togliere alcunché da esse.
In ripetute occasioni la Bibbia ammonisce chiunque a non aggiungere né togliere nulla dalla Parola di Dio:
- “Non aggiungerete nulla a ciò che io vi comando e non ne toglierete nulla; ma osserverete i comandi del Signore Dio vostro che io vi prescrivo” (Deuteronomio 4:2)
- ”Vi preoccuperete di mettere in pratica tutto ciò che vi comando; non vi aggiungerai nulla e nulla ne toglierai” (Deuteronomio 12:32)
- “Ogni parola di Dio è appurata; egli è uno scudo per chi ricorre a lui. Non aggiungere nulla alle sue parole, perché non ti riprenda e tu sia trovato bugiardo” (Proverbi 30:5-6);
- “Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro:
a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.” (Apocalisse 22:18-19)
Purtroppo questo è successo e dottrine perniciose sono state introdotte nel Cristianesimo, da uomini che cercavano Dio ma hanno finito con il creare un falso dio a loro immagine e somiglianza.
Riferimenti:
1) Concile Romain, 382; ‘Decretum Damasi’ seu De explanatione http://catho.org/9.php?d=bxk#a4j
2) Ammiano Marcellino, Res gestae libri
3) 2 Maccabei 12:43
4) Israel Lévi, “La Commémoration des Ames dans le Judaïsme,” in “R. E. J.” XXIX. 48
5) Cfr. Numeri cap. 22-25; 2 Pietro 2:15; Giuda 1:11.