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Nella Bibbia possiamo trovare molte prove che ne dimostrano l’ispirazione Divina.

Tra le tante abbiamo la genealogia da Abramo a Noè, nel quinto capitolo del Libro della Genesi.

D’istinto saltiamo o leggiamo sommariamente i passaggi in cui vengono elencati nomi o numeri, come per l’appunto in questa genealogia, ma la Bibbia stessa promette che, allo studente diligente, verranno rivelati tesori nascosti.

Partiamo dal presupposto che anticamente i nomi che venivano dati ai figli, erano determinati perlopiù da eventi prossimi alla nascita.

Nello studio che segue, andremo ad associare al nome italianizzato, il suo significato in lingua Ebraica.

Al giorno d’oggi abbiamo molti strumenti a disposizione per farlo, per cui il compito è abbastanza semplice: senza andare in libreria, è sufficiente andare al sito web http://www.blueletterbible.org/ per consultare il testo originale in Ebraico e il Dizionario delle concordanze bibliche di Strong.

Purtroppo non ci sono edizioni di questo libro in Italiano, per cui l’ultimo passo consiste nella la traduzione dall’Inglese all’Italiano.

Andiamo ora a esaminare il significato in italiano, dei dieci nomi che compongono la genealogia da Abramo a Noè:

Adamo

Adamo significa uomo.

Set

Il figlio di Adamo si chiamava Set, che vuol dire designato.

Enos

Il figlio di Set fu chiamato Enos, che vuol dire mortale.

Chenan

Il figlio di Enos si chiamava Chenan, la cui radice è nido, o dimora

Maalalel

Il figlio di Chenan era Maalalel, da Mahalal che significa benedetto o lode; ed El, God.

Il nome quindi significa Lode di Dio.

Si noti come molti nomi Ebrei comprendono El, il nome di Dio, come Dan-i-el, “Dio è il mio giudice”, Immanu-el “Dio è tra di noi”, etc.

Iared

Il figlio di Maalalel, Jared, proviene dal verbo yaradh, scendere e significa scenderà

Enoc

Il nome del figlio di Iared, Enoc, significa disciplinare o insegnare.

Enoc è il settimo da Adamo e il primo di quattro generazioni di predicatori. Di fatto, la prima profezia registrata nelle Scritture venne da Enoc, sebbene sia citata nel Libro di Giuda nel Nuovo Testamento.

Ecco, il Signore è venuto con le sue sante miriadi per giudicare tutti; per convincere tutti gli empi di tutte le opere di empietà da loro commesse e di tutti gli insulti che gli empi peccatori hanno pronunciati contro di lui”.

(Giuda 1:14-15)

Metusela

Enoc era il padre di Metusela, o Matusalemme, il cui nome proviene da muth, una radice che significa “morte”; e da shalach, che vuol dire “portare”, o “mandare avanti”. Il nome Metusela quindi vuol dire “la sua morte porterà

Lamec

Matusalemme diede a suo figlio il nome Lamec, che vuole dire senza speranza.

Noè

Lamec chiamo’ suo figlio Noè, il cui nome vuol dire riposo.

Unendo tutti i nomi nella stessa lista abbiamo:

Ebraico Italiano
Adamo Uomo
Set Designato
Enos Mortale
Chenan Dimora
Maalalel Lode di DIO
Iared Scenderà
Enoc Insegnando
Metusela La sua morte porterà
Lamec ai senza speranza
Noe Riposo, conforto.

 
 

Infine, trascrivendo solo la sequenza dei significati dei nomi:

L’ uomo è designato mortale dimora, la Lode di Dio scenderà insegnando, la sua morte porterà riposo ai senza speranza

Abbiamo così il Vangelo celato all’interno di quella che in apparenza sembra semplicemente una lista di nomi. Basterebbe questo per dimostrare che la Bibbia non è una invenzione di uomini (vi immaginate un gruppo di rabbini che cospira per nascondere il Vangelo di Cristo in una genealogia all’interno della loro Torah?), ma il Signore Dio ha inserito nelle Sacre Scritture innumerevoli altre prove, a sigillarne la Sua paternità.

Di Ivan Panin

Lettera al New York Sun

Per alcuni mesi fino a Domenica, 19 Novembre 1899 il New York Sun ha dedicato gran parte di una speciale pagina, nella sua edizione domenicale, alla discussione sulla validità del Cristianesimo.

In tale data venne pubblicata una lettera, in cui un certo W.R.L. Che, denunciando il Cristianesimo usando varie argomentazioni, sfidava “un campione di ortodossia a entrare nell’arena de Sin”, per presentare ai lettori “prove” a difesa del Cristianesimo.

Chi scrive non aveva letto il N.Y. Sun per anni, ma durante un viaggio da South Framingham a Grafton, Massachusetts, gli capitò tra le mani una copia del Sun di quel giorno, abbandonata su un sedile libero nel treno.

La lettera che segue fu la risposta alla sfida.

La lettera fu ristampata dallo stesso autore in un libretto di circa cinquanta pagine con il testo in Greco di Matteo I, 1-17 e il relativo vocabolario, dando così possibilità al lettore di verificare egli stesso la validità delle tesi ivi dimostrate.
 

Egregio: – nell’edizione odierna del Sun, il Sig. W.R.L. ha chiamato “un campione di ortodossia” a “entrare nell’arena del Sun” a fornire prove.

Ecco alcune prove:

I primi 17 versi del Nuovo Testamento contengono la genealogia di Cristo.

Consiste in due parti principali:

I versi da 1 a 11 coprono il periodo da Abramo, il patriarca del popolo eletto, fino alla Cattività, quando cessarono di essere un popolo indipendente.

I versi 12-17 coprono il periodo che va dalla Cattività al promesso Salvatore, il Cristo.

Esaminiamo la prima parte di questa genealogia.

Il vocabolario in essa contenuto ha 49 parole, ovvero 7 x 7.

Questo numero è esso stesso sette (caratteristica 1) volte sette (caratteristica 2), e la somma dei fattori è due volte sette (caratteristica 3).

Di queste 49 parole 28 (4 volte sette) iniziano con una vocale; e 21, o 3 volte sette, cominciano con una consonante (caratteristica 4).

Ancora: queste 49 parole del vocabolario, sono composte da 266 lettere, o 7 x 2 x 19; questo numero è anche 38 volte sette (caratteristica 5), e la somma dei suoi fattori è 28, o 4 volte sette (caratteristica 6), mentre la somma delle sue figure è 14, o 2 volte sette (caratteristica 7).

Di queste 266 lettere, inoltre, 140, o 20 volte sette, sono consonanti (caratteristica 8)

Inoltre: così come il numero di parole nel vocabolario è un multiplo di sette, il numero delle lettere è un multiplo di sette; così come il numero dei fattori del numero delle parole è un multiplo di sette, il numero dei fattori del numero di lettere è un multiplo di sette.

E così come il numero di parole che iniziano con consonanti è divisibile per sette, anche il numero di parole che iniziano con una vocale è divisibile per sette.

Come anche il numero delle consonanti è divisibile per sette, anche il numero di vocali è divisibile per sette.

Ancora: di queste 49 parole, 35 o 5 volte sette, appaiono più di una volta nello stesso testo; e 14, o due volte sette, appaiono una sola volta. (caratteristica 9); sette appaiono in più di una forma, e 42, or 6 volte sette, appaiono in una sola forma (caratteristica 10).

E tra le parti del testo le 49 parole sono così divise: 

42, o 6 volte sette, sono nomi, sette non sono nomi (caratteristica 12).

Dei nomi, 35 o 5 volte sette, sono nomi propri, sette sono nomi comuni (caratteristica 12).

Dei nomi propri 28 sono antenati maschi di Cristo, sette non lo sono (caratteristica 13).

Inoltre, queste 49 parole sono distribuite alfabeticamente come segue:

Parole che iniziano dalla A alla E sono in numero di 21, o 3 volte 7; Z-K 14, o 2 volte sette; M-X anche 14.

Nessun altro gruppo di multipli di sette, che si ferma alla fine di una lettera, è composto da queste 49 parole, i gruppi di multipli di sette si fermano con queste lettere e nessun’altra.

Ma le lettere A, E, Z, K, M, X, hanno i corrispondenti numeri 1, 5, 6, 10, 12, 22, nell’alfabeto Greco, e la somma di questi numeri (chiamati i loro valori posizionali) è 56, o 8 volte sette (caratteristica 14).

Questa enumerazione della costruzione numerica di questi 11 versi non è ancora esaustiva, ma è abbastanza per dimostrare con chiarezza che questa parte della genealogia è costruita su un elaborato disegno di multipli di sette.

Ora passiamo ad altro argomento che non sia la genealogia. Non voglio tediare i vostri lettori con tutti gli aspetti numerici inclusi in essa: Il solo numero di pagine (necessarie a descriverli) li proverebbe oltre misura.

Indicherò solamente una caratteristica: Il Nuovo Testamento è scritto in Greco. I Greci non avevano simboli per rappresentare i numeri, così come li rappresentiamo con i numeri Arabi, ma usavano le lettere del loro alfabeto.

Così come gli Ebrei, nel cui linguaggio è scritto il Vecchio Testamento, usavano le lettere per rappresentare i numeri.

Pertanto, le 24 lettere dell’alfabeto Greco stanno a rappresentare i seguenti numeri: 1, 2, 3, 4, 5, 7, 8, 9, 10, 20, 30, 40, 50, 60, 70, 80, 100, 200, 300, 400, 500, 600, 700, 800. Ogni lettera dell’alfabeto Greco è quindi una somma aritmetica ottenuta dall’addizione dei numeri che le sue lettere rappresentano, o i loro valori numerici.

Ora il vocabolario dell’intera genealogia comprende 72 parole. Se scriviamo il valore numerico di ciascuna delle 72 parole e poi ne sommiamo i valori, il totale sarà 42,364, o 6,052 volte sette, distribuiti esclusivamente nei seguenti gruppi alfabetici: A-B, 9.821, o 1,403 volte sette: G-D, 1904, o 272 volte sette; 3,703, o 529 volte sette; TH-R, 19,264, o 2,752 volte sette; A-X 7,672, or 1,096 volte sette. Ma il valore numerico delle 10 lettere utilizzate per comporre questi gruppi è 931, o 7 x 7 x 19, non solo multiplo di sette, ma anche di sette volte sette.

Che il Sig. W.R.L. Provi a scrivere circa 300 parole  sensate come in questa genealogia, e a riprodurre una simile costruzione numerica.

Se ci impiegasse 6 mesi, riuscirebbe senza dubbio a compiere un’impresa difficile.

Supponiamo che Matteo ci sia riuscito solo in un mese .

 2. La seconda parte di questo capitolo, versi 18-25, narra la nascita di Cristo. Consiste di 161 parole, o 23 volte sette; occorrendo in 105 forme, o 15 volte sette, con un vocabolario di 77 parole o 11 volte sette. In questo passaggio l’angelo parla a Giuseppe. Delle 77 parole l’angelo ne usa 28, o 4 volte sette; delle 105 forme ne usa 35, o 5 volte sette; il valore numerico del vocabolario e’ 52,605, o 7,515 volte sette; il valore numerico delle forme e’ 65,429, o 9,347 volte sette.

Questa enumerazione comincia solamente a scalfire la superficie della costruzione numerica di questo passaggio. Ma ciò che e’ particolarmente degno di nota, e’ il fatto che il discorso dell’angelo ha uno schema di multipli di sette, rendendolo così una sorta di anello dentro un altro anello, una ruota dentro un’altra ruota.

Se il Sig. L. È in grado di scrivere un passaggio simile, di 161 parole con lo stesso schema di multipli di sette (sebbene qui ve ne siano molti altri), nello spazio di tre anni, compirebbe un’impresa ancor più incredibile.

3. Il secondo capitolo di Matteo tratta l’infanzia del Cristo. Il suo vocabolario contiene 161 parole, o 23 volte sette, con 896 lettere, o 128 volte sette, e 238 forme, o 34 volte sette; il valore numerico del vocabolario e’ 123.529, o 17.647 volte sette; delle forme, 166.985, o 23.855 volte sette; e così via attraversi pagine di enumerazioni.

Questo capitolo ha almeno quattro divisioni logiche, ciascuna di esse presenta da sola le stesse caratteristiche che si incontrano nel capitolo nel suo complesso. Pertanto i primi sei versi hanno un vocabolario di 56 parole, o 8 volte sette, etc. Qui sono presenti vari discorsi: Erode parla, i Magi parlano, l’angelo parla. Ma qui sono talmente pronunciati i fenomeni numerici che, sebbene siano in costruzioni di anelli dentro ad altri anelli e ruote dentro ad altre ruote, ciascuno e’ perfetto in se stesso, sebbene sia parte integrante di un’unita’ composta da elementi con le stesse caratteristiche.

Se il Sig. L. riuscisse a scrivere un capitolo come questo in modo naturale, cos’ come scrive Matteo, che sia composto da circa 500 parole contenenti così tante caratteristiche numeriche e allo stesso tempo armoniose, nel resto dei suoi giorni – qualunque sia la sua età adesso: se dovesse riuscirci, sarebbe meraviglia delle meraviglie.

Supponiamo che Matteo ci sia riuscito in soli 3 anni.

4. Non esiste, tuttavia, un singolo paragrafo del Vangelo secondo Matteo, che non sia costruito nello stesso modo. Ad ogni paragrafo che viene aggiunto la difficoltà di costruzione aumenta non solo in progressione aritmetica, ma anche geometrica.

Perché egli costruisce relazioni numeriche anche in funzione di ciò che precede e ciò che segue.

Pertanto nel suo ultimo capitolo, egli usa solo 7 parole mai usate in precedenza. Sarebbe quindi facile dimostrare che il Sig. L. dovrebbe impiegare secoli per scrivere un libro come il Vangelo secondo Matteo.

Chi scrive non sa quanto tempo impiegò Matteo a scriverlo.

Ma lasciamo al Sig. L e a coloro che la pensano come lui, spiegare come abbia potuto farlo tra la Crocefissione di Cristo, A.D.30 (e il suo Vangelo non avrebbe potuto essere scritto prima), e la distruzione di Gerusalemme, A.D.70 (e il Vangelo non poteva essere stato scritto dopo).

Comunque Matteo lo ha fatto, e così abbiamo un miracolo – qualcosa di inaudito e difficile da concepire nei campi letterario, matematico e artistico.

Questo e’ il primo fatto da considerare, da parte del Sig. L.

Un secondo fatto è ancora più importante: nella prima sezione della genealogia di cui sopra, le parole che non si trovano in alcun’altra parte del Nuovo Testamento, appaiono 42 volte, 7 x 6; e sono composte da 126 lettere, 7 x 6 x 3, ciascun numero essendo non solo multiplo di 7 ma anche di 6 volte sette, per menzionare solo due delle tante caratteristiche numeriche di queste parole.

Come faceva a sapere Matteo, quando progettava questo schema per queste parole (la cui caratteristica comune è che non si trovano in alcuna altra parte del Nuovo Testamento) che non sarebbero state usate negli altri 26 libri? Che non sarebbero state usate dagli altri 7 autori del Nuovo Testamento?

A meno che non supponiamo l’impossibile ipotesi che egli si era messo d’accordo con gli altri autori a tale scopo, Matteo doveva avere a disposizione il resto del Nuovo Testamento quando scrisse il suo libro. In tale caso, il Vangelo secondo Matteo, sarebbe stato scritto per ultimo.

5. Ad ogni modo, si da’ il fatto che il Vangelo di Marco presenta gli stessi esatti fenomeni. Così lo stesso passaggio che viene dichiarato in modo trionfale “un falso”, nel Sun di oggi, presenta almeno sessanta caratteristiche numeriche di multipli di sette: Contiene 175 parole, o 95 volte sette; un vocabolario di 98 parole, o 2 x 7 x 7 con 553 lettere, o 79 volte sette; 133 forme, o 19 volte sette, e così via fino al minimo dettaglio.

Quindi Marco è un altro miracolo, un altro genio letterario ineguagliato. E allo stesso modo in cui è stato mostrato come Matteo fu ultimo a scrivere, è dimostrabile che anche Marco fu l’ultimo a scrivere. Prendiamo per esempio questo stesso passaggio (Marco 16:9-20 n.d.t.): in esso c’è una sola parola che non si trova altrove nel Nuovo Testamento: in Greco θανάσιμος thanasimos, (in Italiano tradotta “veleno”, il significato letterario e’ “mortale” n.d.t.)

Questo fatto  è segnalato da non meno di sette caratteristiche di multipli di sette: il suo valore numerico e’ 581, o 83 volte sette, con la somma delle sue figure 14, o 2 volte sette, di cui le lettere 3, 5, 7, sia dal PRINCIPIO che dalla FINE della parola hanno 490, o 7 x 7 x 5 x 2: un multiplo di sette volte sette, con la somma dei suoi fattori 21, o 3 volte sette.

Nel vocabolario e’ preceduto da 42 parole, 7 x 6; nel passaggio in questione in di 126 parole, o 7 x 6 x 3, entrambi i numeri multipli non solo di sette, ma anche di 6 volte sette.

Così abbiamo presentato il terzo fatto da contemplare, da parte del Sig. L.: Matteo certamente scrisse dopo Marco, e altrettanto sicuramente Marco scrisse dopo Matteo.

6. Tuttavia esiste un quarto fatto, che Luca presenta gli stessi fenomeni di Matteo e Marco. E allo stesso modo Giovanni, Giacomo, Pietro, Giuda e Paolo. Pertanto non abbiamo più solo due grandi e ineguagliabili letterati matematici, bensì otto, che scrissero tutti dopo degli altri.

7. E inoltre: così come Luca e Pietro scrissero ciascuno 2 libri, Giovanni 5 e Paolo 14, allo stesso modo può essere mostrato che ognuno dei 27 libri del Nuovo Testamento è stato l’ultimo ad essere stato scritto.

Di fatto, lo stesso ragionamento si può applicare ad ogni singola pagina delle 500 e più che compongono l’edizione Westcott and Hort in Greco (che chi scrive ha utilizzato abbondantemente).

I fenomeni sono lì e non c’è alcuna via di spiegazione umana.

Otto uomini non possono scrivere per ultimi, 97 libri, circa 500 pagine non possono essere scritte tutte, ognuna prima delle altre.

Ma se consideriamo una volta per tutte, che una Mente ha diretto l’intera opera, e il problema è risolto in maniera semplice; e questa è l’Ispirazione Verbale di ogni iota e di ogni segno diacritico del Nuovo Testamento.

Rimane solo da aggiungere che il Vecchio Testamento Ebraico ha lo stesso tipo di prove che ne dimostrano la stessa ispirazione. Così il primo verso della Genesi è composto da sette parole, 28 lettere, o 4 volte sette: per citare solo due delle dozzine di caratteristiche numeriche di questo verso composto da sole sette parole.

N.Y. Sun, 21 Nov. 1899 – Riveduto e corretto.

A questa lettera vi furono varie risposte pubblicate nel Sun, ma nessuna singola domanda.

Perché può essere confutata solo in tre modi:

  • (a) Dimostrando che i fatti non corrispondono a quanto sostenuto.
  • (b) Dimostrando la possibilità che 8 uomini abbiano scritto ciascuno dopo degli altri; che 27 libri, per circa 500 pagine siano stati scritti ciascuno per ultimo.
  • (c) Dimostrando che, anche se i fatti sono veri , l’aritmetica infallibile, e la collocazione dei caratteri numerici onesta, non ne consegue che semplici uomini non abbiano potuto scrivere questi testi senza Ispirazione dall’alto.


In concomitanza con la visita di Benedetto XVI al santuario di Lourdes, per il 150 anniversario dalla prima visione di Bernadetta, inizio in queste pagine uno studio sulle apparizioni Mariane o meglio presunte tali.
La prima della serie e’ ovviamente Lourdes che e’ una tra le mete preferite di pellegrinaggio dei devoti mariani. 

Partendo dalle conclusioni che hanno portato al riconoscimento ufficiale di questi eventi da parte della Chiesa Cattolica, andremo ad analizzare sulla base delle Sacre Scritture se dobbiamo dargli credito o meno.

Mgr Laurence, Vescovo di Tarbes pubblica nel 1862 le conclusioni dello studio della commissione di indagine per verificare la veridicità dell’apparizione.

Dopo un richiamo descrittivo delle Apparizioni, il Vescovo spiega la lentezza prudente che la Chiesa ritiene necessaria nella valutazione di fatti sovrannaturali: lei ( la Chiesa ) chiede alcune prove, prima di ammetterle e proclamarle divine, poiché il demonio può confondere l’uomo mascherandosi da angelo della luce: “Ci siamo ispirati presso la Commissione, composta da sacerdoti prudenti, pii, informati, sperimentati, che hanno interrogato la ragazza, studiati i fatti, tutto esaminato, tutto soppesato.” Abbiamo anche invocato l’autorità della scienza, e siamo rimasti convinti che la Apparizione sia sovrannaturale e divina, e che, quindi, ciò che Bernardetta ha visto, è la Santa Vergine. La nostra convinzione si è formata sulla testimonianza di Bernardetta, ma soprattutto sui fatti che si sono prodotti e che possono essere spiegati soltanto da un intervento divino”.

Le motivazioni del riconoscimento dell’apparizione come genuina sono:

1. Bernadette non ha le allucinazioni perché é una ragazza per bene
2. Le apparizioni sono state numerose
3. Le guarigioni e gli eventi sono opere sovrannaturali per cui opera di Dio.

il Vescovo, facendo allusione alla proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione da parte del papa Pio IX alla fine dell’anno 1854, esclama : ” Ecco che circa tre anni dopo, la Vergine, Santa apparendo a una ragazza, le dice: “Io sono l’Immacolata Concezione… Voglio che si costruisca qui una cappella in mio onore”. Non sembra quindi che Lei stessa voglia consacrare con un monumento l’annuncio infallibile del Successore di San Pietro?”.

In pieno stile cattolico, viene usato come metro di giudizio tutto eccetto la Bibbia. Che ci dice chiaramente quali sono gli strumenti per valutare se uno spirito, un evento soprannaturale proviene da Dio o dal demonio: deve dichiarare che Cristo è Dio fatto uomo, unico redentore e unico intercessore per il genere umano.

Nel caso di Lourdes, (come nella totalità delle apparizioni presunte di Maria), I frutti sono antibiblici in quanto distolgono l’attenzione dall’unicità di Gesù Cristo: in questo caso, avvalorando il dogma dell’Immacolata Concezione e istituendo un luogo di culto per Maria.

Se poi si tiene in conto il numero di apparizioni che si sono verificate a Lourdes, viene da pensare seriamente che si tratti del demonio sotto mentite spoglie: sono infatti 18 (6+6+6)

fine parte prima

Riferimenti:

http://www.lourdes-france.org/index.php?goto_centre=ru&contexte=it&id=627&id_rubrique=627


 
 

La frase “falsi profeti” appare nelle scritture in 10 occasioni, il numero che rappresenta la legge, la prova: 3 nel Vecchio (Geremia 14:11, Lamentazioni 2:14, Ezechiele 22:28) e 7 nel Nuovo Testamento Matteo 7:15 , Matteo 24:11, Matteo 24:23-24, Marco 13:22, Luco 6:26, 2 Pietro 2:1, 1 Giovanni 4:1) (Falso profeta al singolare appare in 4 occorrenze, ma si riferisce a specifici personaggi – Apocalisse 13:12 )

La metafora dei lupi travestiti da agnelli é, a livello teorico, compresa da tutti, compresi i bambini; purtroppo da sempre l’uomo cade continuamente nell’inganno, perché il male escogita sempre nuove tecniche per ottenere i suoi scopi.

Esistono numerosi esempi che si possono trovare negli articoli di cronaca per quanto riguarda la vita comune: truffe, raggiri, furti commessi da malintenzionati che sfruttano la buona fede delle persone comuni. Questi atti criminali hanno spesso successo appunto grazie alla velocità di adattamento degli attori, rispetto a una meno dinamica capacità di percezione della minaccia, da parte delle vittime. Che per quanto diffidenti possano essere, difficilmente sono in grado di distinguere se l’agnello che hanno di fronte in realtà é un vorace lupo. 

Ma mentre nella vita terrena il rischio é di essere derubati di beni materiali, per un cristiano, nel caso estremo della vita stessa, il rischio é di essere lasciato fuori del paradiso, cosi’ come descritto nel Vangelo secondo Luca: 

“Un tale gli chiese: “Signore, sono pochi quelli che si salvano?”. Rispose: 
Sforzatevi di entrare per la porta stretta, perché molti, vi dico, cercheranno di entrarvi, ma non ci riusciranno. Quando il padrone di casa si alzerà e chiuderà la porta, rimasti fuori, comincerete a bussare alla porta, dicendo: Signore, aprici. Ma egli vi risponderà: Non vi conosco, non so di dove siete. Allora comincerete a dire: Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli dichiarerà: Vi dico che non so di dove siete. Allontanatevi da me voi tutti operatori d’iniquità! 
Là ci sarà pianto e stridore di denti quando vedrete Abramo, Isacco e Giacobbe e tutti i profeti nel regno di Dio e voi cacciati fuori.“  (Luca 13:23-28)

Attenzione, perché questo passaggio riprende quanto detto da Gesù Cristo nel Vangelo secondo Matteo:

Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano! (Matteo 7:13-14)

E subito dopo nello stesso capitolo:

Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome
Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.”  (Matteo 7:21-23)

Che cosa si trova tra queste due ripetizioni dello stesso concetto in Matteo? Ai versi 15-20 leggiamo:

Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 
Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? 
Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;  
un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 
Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 
Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere. (Matteo 7:15-20)

Mettendo insieme i tasselli del puzzle , ovvero leggendo sequenzialmente Matteo 7 dal verso 13 al 23, vediamo che:

  • Gesù ammonisce di entrare per la porta stretta angusta che conduce alla vita
  • Coloro che la trovano sono pochi
  • La porta larga e’ la via per la dannazione, molti entrano per questa (13-14)
  • Gesù ammonisce dai falsi profeti: vengono in veste di pecore ma sono lupi rapaci (15)
  • Questi sono riconoscibili dai loro frutti (16-20)
  • Subito dopo fa capire che sono persone che operano in Suo nome (22)
  • La risposta di Gesù a costoro? “Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità” (23)

     Da qui ci riallacciamo ai versi del Vangelo s. Luca, 13-23-28, in cui il Signore Gesù Cristo fa capire che sono pochi coloro che si salvano. Pertanto é di vitale importanza:
    - conoscere quale é la volontà del Padre,
    - imparare a distinguere i falsi profeti e i falsi maestri.

    Questo é possibile solo ed esclusivamente tramite uno studio costante e imparziale della Bibbia, che é la Parola di Dio scritta sotto l’ispirazione dello Spirito Santo.

     

Le apparizioni, i segni

 

Nessuna religione quanto il cattolicesimo, può vantare un numero impressionante di apparizioni e di miracoli, che quasi sempre confermano dottrine che sono in netto contrasto con la Parola di Dio.
Se da una parte Cristo Gesù diede agli apostoli, per mezzo dello Spirito Santo, il potere di operare miracoli, agli scribi e ai farisei che gli chiedevano un ulteriore segno (aveva già resuscitato morti, guarito lebbrosi, ciechi, muti, sordi) Gesù rispose: 

Una generazione perversa e adultera pretende un segno! Ma nessun segno le sarà dato, se non il segno di Giona profeta. Come infatti Giona rimase tre giorni e tre notti nel ventre del pesce, così il Figlio dell’uomo resterà tre giorni e tre notti nel cuore della terra. Quelli di Nìnive si alzeranno a giudicare questa generazione e la condanneranno, perché essi si convertirono alla predicazione di Giona. Ecco, ora qui c’è più di Giona!

L’unico segno e’ quindi la resurrezione: non quella di Lazzaro o Tabita, che in seguito sarebbero di nuovo morti, ma quella del Messia che sarebbe asceso al cielo per sedere, per sempre, alla destra del Padre.
Quindi la fede in Gesù Cristo Redentore del genere umano, non dovrebbe che basarsi sulla Sua resurrezione e sulla Sua Parola, che sono le Sacre Scritture.

Purtroppo un numero esagerato di fedeli sembra andare a caccia di conferme peregrinando tra vari santuari, come se avessero una sete di conferme che non verrà mai appagata.

Raramente però viene seguito quello che la Bibbia ammonisce di fare, ovvero di non credere a ogni spirito ma di metterli alla prova:

“Carissimi, non prestate fede a ogni spirito, ma mettete alla prova gli spiriti, per saggiare se provengono veramente da Dio, perché molti falsi profeti sono comparsi nel mondo” (1 Giovanni 4:1)

Notare che nella Bibbia del Vaticano la parola πνεῦματι – pneumati viene tradotta “ispirazioni”, una deviazione dal significato originale tutt’altro che sottile, visto che e’ la stessa che indica sia lo Spirito Santo che i demoni cacciati da Gesù durante il suo ministero. 

Purtroppo l’istinto di molti e’ di dare per scontato che ogni evento soprannaturale sia automaticamente divino. Questo e’ un grande errore, per chi ha un minimo di conoscenza delle Sacre Scritture, in ripetute occasioni abbiamo esempi di eventi soprannaturali che non vengono da Dio:

  • Iannè e Iambrè, i maghi di Egitto che si opposero a Mosè, in Esodo 7:11 e seguenti
  • Simone il mago in Atti 8:9 e seguenti
  • La bestia in Apocalisse 13:13 e seguenti.

    Allora, quale e’ il metodo con cui possiamo riconoscere se uno spirito viene da Dio o meno?  Il Signore Gesù ce lo indica chiaramente:

    Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 
    Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? 
    Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 
    un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 
    Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 
    Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere. (Matteo 7:15-20)

    Dunque, e’ dai frutti che si riconosce se un profeta, un’apparizione o un segno soprannaturale proviene da Dio o dal demonio. L’apostolo Giovanni ci da’ gli strumenti per discernere quando i frutti sono buoni:

    “Da questo potete riconoscere lo spirito di Dio: ogni spirito che riconosce che Gesù Cristo è venuto nella carne, è da Dio; ogni spirito che non riconosce Gesù, non è da Dio.” (1 Giovanni 4:2-3)

    Se ci fermiamo all’apparenza e non andiamo in profondità , utilizzando le Scritture come chiave di comprensione, rischiamo di giungere a conclusioni incorrette. Infatti, il demonio riconosce Gesù come Dio incarnato ma non gli attribuisce il ruolo divino di Signore di tutto il creato. Il lavoro di Satana e’ da sempre non tanto di negare Dio, quanto di diminuirne il ruolo, l’autorità, di alterare la sua percezione da parte dell’uomo (Genesi 3:1).

    Tradotto in termini pratici, ogni segno, apparizione o profeta che diminuisca il ruolo di Cristo Gesù come unico mediatore, di unico redentore e unica via di salvezza, è da scartare perché non viene da Dio.

    Tristemente, molte persone e cosa più grave la Chiesa Cattolica Romana, attribuiscono automaticamente a eventi soprannaturali la provenienza divina, quando a loro fa comodo, per giustificare dottrine o comportamenti che non hanno alcun fondamento biblico.

    Il mio invito, la mia preghiera, e’ che cerchiate solo ed esclusivamente Dio attraverso Cristo Gesù, unico e solo redentore, avvocato, mediatore. La Via, la Verità e la fonte di Vita.
    Attraverso la preghiera diretta a Dio nel nome di Cristo, che vi apra la conoscenza e il discernimento.

     
     

     
     

     
     

Nel 1854 Pio IX, con la bolla “Ineffabilis Deus” , promulga il dogma dell’”Immacolata Concezione”, con la quale sostiene ex-cathedra, che “la beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale” ovvero che Maria, la madre di Cristo, sarebbe nata senza peccato.

Se diamo credito solo ed esclusivamente sulle Sacre Scritture, anziché su supposizioni gonfiate nel corso dei secoli da individui che si basavano sulle loro impressioni, vedremo che ci sono due motivi principali per cui il dogma dell’Immacolata Concezione e’ totalmente privo di fondamenta.

Il primo e’ che, l’unico modo con cui e’ possibile rompere la catena del peccato, può avvenire solo attraverso la totale assenza dell’intervento maschile nella concezione; ed e’ lo Spirito Santo l’unica entità in grado di farlo. 

La sola ed unica occasione in cui ciò e’ registrato nelle Scritture, e’ quando Maria concepisce il Gesù Cristo, per opera dello Spirito di Dio (Luca 1:35).
Non avendo elementi nella Bibbia, che attestino una nascita di Maria attraverso lo Spirito Santo, ogni supposizione che la madre di Cristo sia nata senza peccato e non abbia mai peccato, e’ priva di ogni riscontro, quindi infondata. 

Il secondo e’ che, sempre secondo le Sacre Scritture, tutti hanno peccato (Romani 3:23) eccetto uno: Gesù Cristo (2 Corinzi 5:21, Ebrei 4:15).

Questo nega ogni possibilità che Maria fosse nata senza peccato e , come ogni altro uomo o donna, ad esclusione di Gesù Cristo, che voglia trovare la salvezza, l’unico modo e’ attraverso la seconda nascita (Vangelo secondo Giovanni 1:13).

Ciò significa che anche Maria, pure essendo eletta da Dio per portare in grembo e poi partorire il Redentore, pure essendo legata da un vincolo parentale al Signore Gesù Cristo, ha trovato la salvezza solo nel momento in cui ha sepolto la sua vecchia identità ed e’ rinata in Cristo.

Fatto che probabilmente e’ avvenuto sicuramente dopo la crocefissione e resurrezione di Gesù (Atti 1:14), mentre le Scritture mostrano che durante il ministero di Cristo, Maria non era una sua seguace.

Il fatto che poi la Chiesa Cattolica consideri il dogma valido, sulla base dell’apparizione di Lourdes, merita uno studio a parte che presto pubblicheremo.

Da quando ho cominciato a studiare le Sacre Scritture e a ragionarci sopra, anziche’ che dare come oro colato tutto ciò che le “autorità” ecclesiastiche sostengono, gradualmente e’ cresciuto in me un grande dubbio, sul ruolo che Maria la madre di Cristo, ricopre nelle scritture.

Perché non ho mai trovato nella Bibbia, argomentazioni che giustificassero la sua elevazione a un livello quasi divino, non solo da parte dei fratelli Cattolici, ma anche dei Cristiani Ortodossi e di alcune delle chiese protestanti, nonché dai Musulmani e dagli Indù.

Ho quindi deciso di andare a fondo e trovare risposta a queste domande, spinto dall’ammonimento di testare ogni cosa sulla base delle Sacre Scritture (1 Tessalonicesi 5:21).

Ho iniziato, raccogliendo tutti i versi in cui si parla direttamente ed indirettamente di Maria, le sue reazioni e le reazioni di Gesù Cristo.

Per arrivare al giudizio più imparziale possibile (2 Pietro 1:20) ho deciso di metterli in ordine cronologico e di evidenziare le parole di Maria in rosa, quelle di Gesù in rosso. In neretto, infine, ho registrato passaggi su Maria che mi colpivano e in corsivo annotazioni, deduzioni logiche lontane da ogni tipo di interpretazione.

 

 

Verso Avvenimento Reazione
Luca 1:26-38 Annunciazione Come è possibile? Non conosco uomo stupore  Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto accettazione
Luca 1:39-56 Profezia di Elisabetta Magnificatproclamazione Riparte dalla casa di Elisabetta dopo la nascita di Giovanni Battista (era al sesto mese nell’annuncio dell’angelo Gabriele, e si trattiene 6 mesi)
Luca 2 Nascita di Gesù Nessuna reazione registrata
Luca 2:16-20 Adorazione dei Pastori e   Gloria dagli Angeli “Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.” #1 
Luca 2:21-26 Circoncisione Adempiono alla legge di Mose’, presentando Gesù al Tempio e facendolo circoncidere   (14 Nisan, uscita dall’Egitto)
Luca 2:27-35 Simeone: Riconoscimento di Gesù’ come il Messia e Profezia        Nonostante l’annunciazione di Gabriele e la profezia di Elisabetta, l’adorazione dei pastori e degli angeli   Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. 
Luca 2:36-39 Anna la Profetessa parla di Gesù a tutti Nessuna reazione registrata
Luca 2:41-42 La famiglia di Gesù’ a Gerusalemme per la Pasqua Osservavano la legge della Pasqua
Luca 2:43-45 Ripartono ma non si accorgono che Gesù e’ rimasto indietro Va bene che erano carovane grosse ma come e’ possibile perdersi il proprio figlio e accorgersene addirittura dopo una giornata di viaggio?
Luca 2:46-48 Dopo tre giorni lo trovano nel tempio che interroga e ascolta i Rabbini: tutti i presenti stupiscono di fronte l’intelligenza e le risposte di Gesù Maria e Giuseppe sono stupiti e lo rimproverano   Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo Non viene descritto il tono, ma la reazione di Maria e’ chiaramente di rimprovero; E’ interessante anche il fatto che la responsabilità di cercarlo e di non partire senza di Gesù era dei genitori.
Luca 2:49-50 La controreazione di Gesù e’:   Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio? Notare il contrasto tra il padre di cui parla Maria e quello secondo Gesù. “Ma essi non compresero le sue parole”   Sembra che Maria si sia scordata chi sia il vero Padre di Cristo.   
Luca 2:51 Partì dunque con loro e tornò a Nazaret e stava loro sottomesso “Sua madre serbava tutte queste cose nel suo cuore.” #2
Giovanni 2:1-3 Nozze di Cana :   Finisce il vino Non hanno più vino“  Constatazione di Maria che il vino e’ finito
Giovanni 2:4:12 La risposta di Gesù:   Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora La madre dice ai servi: “Fate quello che vi dirà  Maria istruisce i servi a fare quello che gli dirà Gesù’ Queste sono le ultime parole di Maria registrate nelle Sacre Scritture
Giovanni 2:1-12 Gesù scende a Cafarnao insieme con sua madre, i fratelli e i suoi discepoli Nessuna annotazione
Matteo 12:46-50 Gesù’ confrontato dai Farisei: viene accusato di essere figlio di Belzebù Maria e i fratelli di Gesù tentano di parlare con Lui nel mezzo della accesa discussione  
Matteo 12:46-50 Reazione di Gesù:   «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».   Maria non e’ ricevuta da Cristo, che subito entra nel vivo delle Parabole del Regno.   Gesù ha appena terminato di dire che “gli alberi buoni si riconoscono dai frutti buoni”   
Luca 11:27:28 Mentre diceva questo, una donna alzò la voce di mezzo alla folla e disse: «Beato il ventre che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte!».  Ma egli disse: «Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!». Qui Maria non e’ presente, ma risulta chiaro il messaggio di Gesù’ Cristo: “non e’ da chi provengo ma chi mi segue che e’ beato”  
Giovanni 19:25-27 Gesù sulla Croce   dice alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!“.  Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre!“. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa Maria e’ presente ma non sono registrate sue reazioni.   Gesù, secondo la Legge Ebraica, essendo il primogenito, doveva sostenere i genitori nella loro vecchiaia. Essendo in punto di morte, affida a Giovanni il suo ruolo di responsabilità nei confronti della madre.
Atti 1:14 Dopo l’Ascensione, i discepoli sono in preghiera Tra gli altri viene citata anche Maria, che non parla, prega come gli altri.

Le conclusioni che si possono trarre dalle Scritture, riguardo Maria la madre di Gesù , indicano che era umile, pia e fervente devota secondo il Vecchio Testamento. Ma sicuramente non aveva compreso quale era la missione di Gesù se non dopo la crocifissione di Cristo.

Infatti, sono tre i passaggi in cui Gesù proclama che sua madre e suoi fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica (Mat 12:46-50, Luc 8:21, Luc 11:28), e si capisce che Maria non era tra i suoi seguaci. Questo per almeno cinque motivi:

  • Durante il ministero di Gesù Cristo tante donne lo assistono, tranne sua madre.
  • Se Maria fosse stata tra i seguaci durante il ministero terreno di Cristo, gli sarebbe stata vicina come gli altri discepoli e non avrebbe avuto bisogno di farsi largo tra le folle.
  • Gesù avrebbe formulato la frase diversamente, tipo: “sono mia madre e miei fratelli anche coloro che ascoltano…”
  • Non vi e’ alcuna registrazione nelle scritture che Gesù riceve Maria o parla con lei.
  • Da quel momento, registrato in Matteo 14:46-50 e in Luca 8:21 alla prossima apparizione di Maria nelle scritture, sotto la croce di Cristo, passa un anno e mezzo circa, in cui la madre di Gesù non viene mai menzionata.

Ma l’elemento fondamentale per comprendere quale fosse il rapporto di Gesù con la sua famiglia, si trova nei Vangeli secondo Matteo e secondo Marco:

«Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua».  (Matteo 13:53-57)

«Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua».”  (Marco 6:4)

Queste affermazioni di Gesù Cristo Nostro Signore, lasciano intendere che Giuseppe e Maria non approvavano il suo operato, probabilmente come la maggior parte del popolo di Israele.

Non metto in dubbio che Maria sia un personaggio importante, in quanto eletta da Dio per concepire e partorire il Signore Gesù Cristo. Ma nella totalità delle Sacre Scritture riveste un ruolo di comparsa, se si considera che appare solo in 103 dei 31103 versi della Bibbia. Infatti, se si fa un paragone con un film della durata di due ore, il personaggio di Maria non sarebbe presente che per 33 secondi, qualora si voglia essere più generosi e considerare solo il Nuovo Testamento, sarebbe di un minuto e trenta secondi.

Al contrario dell’evidenza delle Sacre Scritture, la sua figura e’ stata elevata a divinità, attribuendole addirittura l’appellativo “Madre di Dio”.

Per fortuna la Parola di Dio ci da ogni elemento per verificare se una dottrina e’ vera oppure falsa, e la conferma viene dal fatto che nella Bibbia Maria parli in sei occasioni:

 

1 Luca 1:34 Come è possibile? Non conosco uomo
2 Luca 1:38 Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto
3 Luca 1:46-55 L’anima mia magnifica il Signore   e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,  perché ha guardato l’umiltà della sua serva.  D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.  Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente  e Santo è il suo nome:  di generazione in generazione la sua misericordia  si stende su quelli che lo temono.  Ha spiegato la potenza del suo braccio,  ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;  ha rovesciato i potenti dai troni,  ha innalzato gli umili;  ha ricolmato di beni gli affamati,  ha rimandato a mani vuote i ricchi.  Ha soccorso Israele, suo servo,  ricordandosi della sua misericordia,  come aveva promesso ai nostri padri,  ad Abramo e alla sua discendenza,  per sempre“. 
4 Luca 2:46-48 Figlio, perché ci hai fatto così? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo
5 Giovanni 2:3 Non hanno più vino
6 Giovanni 2:5 Fate quello che vi dirà

Se non bastasse, come controprova, Gesù parla a Maria o riguardo lei, in sei occasioni:

 

1 Luca 2:49-50 Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?
2 Giovanni 2:4:12 Che ho da fare con te, o donna? Non è ancora giunta la mia ora
3 Matteo 12:46-50 «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?»  Poi stendendo la mano verso i suoi discepoli disse: «Ecco mia madre ed ecco i miei fratelli; perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello, sorella e madre».
4 Luca 8:21 Mia madre e miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica
5 Luca 11:28 Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano!
6 Giovanni 19:25-27 Donna, ecco il tuo figlio!

  Il numero Sei nella Bibbia rappresenta l’uomo, la fallibilità, e abbiamo quindi dalla Parola di Dio, la chiave per identificare che Maria e’ umana.

Se questo non bastasse, l’impressione che si ha dalle parole che Gesù rivolge alla madre, e’ che la stia rispettosamente rimproverando perché lei non comprende quale sia la sua missione.

Tutto questo e’ in netto contrasto con la dottrina che vede Maria come mediatrice, fondata esclusivamente sull’episodio delle nozze di Cana, in cui dice a Gesù “non hanno più vino” (Giovanni 2:3). Che trae fondamento da una semplice constatazione, che il vino e’ finito, anziché portare l’attenzione su quanto Maria dirà poco dopo: “Fate quello che vi dirà”.  L ‘ultima frase pronunciata da Maria nelle Sacre Scritture, che e’ totalmente ignorata dalle chiese che la elevano a quarta persona della Trinità, e fanno ben poco di ciò che ha ordinato Nostro Signore Gesù Cristo.

Vedremo nei prossimi studi quali sono sia le cause che gli effetti del culto mariano, andremo anche ad analizzare alcune tra le apparizioni, perché siamo chiamati a mettere alla prova gli spiriti (1 Giovanni 1:4).

 

Una volta per tutte

Uno degli aspetti più discussi e causa di divisione all’interno del Corpo di Cristo, e’ la teoria della giustificazione attraverso la fede (sola fide).

La Chiesa Cattolica, con il Decretum de Iustificatione proclamato dal Concilio di Trento (1) e ancora fondamento del Catechismo, lancia un anatema a chiunque sostenga che l’empio sia giustificato dalla sola fede.

Montagne di volumi sono stati scritti da chi e’ pro o contro questa dottrina, a mio modesto parere la cosa e’ assai semplice per chiunque da’ credito solo ed esclusivamente alla Parola di Dio, la Bibbia.

I riferimenti alla giustificazione attraverso la fede sono diversi, il primo nel Nuovo Testamento e’ nel Vangelo secondo Giovanni, e chi parla e’ il Signore Gesù:

  •   Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. … Ma chi opera la verità viene alla luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio (Giovanni 3: 16,21)L’affermazione di Gesù Cristo viene ripresa dall’apostolo Paolo nella lettera alla chiesa di Efeso:
  • Per questa grazia infatti siete salvi mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio;  né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. 

    Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone che Dio ha predisposto perché noi le praticassimo.”  (Efesini 2:18-10)

    Questo passaggio indica a chiare tinte che la salvezza:

    • e’ un dono della grazia di Dio;
    • si ottiene mediante la fede, non attraverso le opere;
    • le opere buone sono conseguenza della rinascita in Cristo Signore.

    Ora, se consideriamo che tutti gli uomini tranne Cristo Gesù sono stati, sono e saranno peccatori, la Chiesa Cattolica ha un serio problema, perché l’anatema del Concilio di Trento di fatto si rivolge contro Gesù Cristo, gli apostoli Paolo e Giovanni, nonché lo Spirito Santo, ispiratore delle Sacre Scritture.

    Infatti, altri riferimenti alla giustificazione attraverso la sola fede, si trovano sia nelle lettere di Paolo ai Romani, ai Corinzi e ai Filippesi:

  • “Io infatti non mi vergogno del vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede, del Giudeo prima e poi del Greco.  È in esso che si rivela la giustizia di Dio di fede in fede, come sta scritto: Il giusto vivrà mediante la fede.”  (Romani 1:16-17)
     
  • “A chi lavora, il salario non viene calcolato come un dono, ma come debito;  a chi invece non lavora (commette opere), ma crede in colui che giustifica l’empio, la sua fede gli viene accreditata come giustizia. ” (Romani 4:4-5)
     
  • “Ecco perché gli fu accreditato come giustizia. E non soltanto per lui è stato scritto che gli fu accreditato come giustizia,  ma anche per noi, ai quali sarà egualmente accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesù nostro Signore,  il quale è stato messo a morte per i nostri peccati ed è stato risuscitato per la nostra giustificazione. ” (Romani 4:22-25) 
     
  • “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l’opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita.  Similmente, come per la disobbedienza di uno solo tutti sono stati costituiti peccatori, così anche per l’obbedienza di uno solo tutti saranno costituiti giusti.”  (Romani 5:18-19)
     
  • “Ed è per lui che voi siete in Cristo Gesù, il quale per opera di Dio è diventato per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione” (1 Corinzi 1:30)
     
  • “e di essere trovato in lui, non con una mia giustizia derivante dalla legge, ma con quella che deriva dalla fede in Cristo, cioè con la giustizia che deriva da Dio, basata sulla fede.”  (Filippesi 3:9)

    E ancora nella prima lettera di Giovanni:

  • “Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate; ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un avvocato presso il Padre: Gesù Cristo giusto”.  (1 Giovanni 2)

    Come abbiamo visto in uno studio precedente, il Vaticano sostiene che la Bibbia non e’ sufficiente a guidare i fedeli, a questa bisogna aggiungere la “sacra tradizione” della Chiesa Cattolica .

    Che impone, ai fini della salvezza, una serie di rituali paragonabili alle raccolte premio di molti prodotti di consumo: la liturgia, i rituali, i sacramenti, che traggono le loro origini da fondamenti antibibilici, perlopiù da tradizioni e pratiche pagane.

    Il risultato e’ un rapporto con Dio di meticolosa operosità , basata più sull’amor proprio che verso Dio e il prossimo: il compimento di opere per colmare un debito che in realtà non esiste, perche il sacrificio é stato pagato una volta per tutte da Cristo Nostro Signore sulla croce.

    Al contrario, l’unicità della Nuova Alleanza in Cristo Signore, sta nel fatto che non dobbiamo più preoccuparci di ottenere la salvezza, bensì di conoscere la volontà, il cuore del Padre attraverso Gesù.

    Non é il terrore della dannazione che deve governare il nostro rapporto con Lui e con il nostro prossimo, ma un amore privo di condizioni, il cui prodotto naturale sono opere buone, che scaturiscono dal desiderio di fare quello che piace al Signore: amarlo con tutto il nostro cuore e la nostra mente (Deuteronomio 6:5) e amare il prossimo come noi stessi (Levitico 19:18).

     

    Riferimenti

    (1) Si quis dixerit sola fide impium justificari, ita ut intelligat nihil aliud requiri, quod ad justificationis gratiam consequendam cooperetur, et nulla ex parte necesse esse eum suae voluntatis motu praeparari atque disponi; anathema sit .  Sess. VI. De Justificatione, Canon. IX . — Vana haec et ab omni pietate remota fiducia . Ibid. Decretum de Iustificatione, cap. IX

     

Tra gli aspetti più controversi all’interno della chiesa cristiana, spicca il culto dei santi e di Maria, madre di Gesù. Che vengono invocati come intercessori in preghiera e venerati in forma di immagine, ai limiti – se non oltre – dell’idolatria.

Dalla consapevolezza che dobbiamo mettere sotto esame ogni cosa, tenendo ciò che è buono (1), analizziamo cosa hanno da dire le Sacre Scritture in merito, ovvero se è lecito rendere culto ad altri all’infuori di Dio, soprattutto se le preghiere di intercessione possono essere rivolte a santi e Maria.

In primo luogo, chi sono i santi? Secondo la Bibbia ogni cristiano è un santo e ammesso che vi siano stati fratelli e sorelle in Cristo, che si sono avvicinati più di altri alla sua immagine, nessuno di loro ha mai potuto raggiungere la sua assoluta perfezione.

Infatti, Il soggetto principale della Sacra Bibbia dalla Genesi fino all’Apocalisse, è solo uno: Gesù Cristo, il creatore di ogni cosa, incarnatosi in forma umana.

Oltre alle profezie su Cristo, più di trecento, la Bibbia rivela il nostro Salvatore attraverso continue rappresentazioni simboliche, personaggi, fatti e oggetti, tutti ad annunciare Nostro Signore Gesù Cristo e la sua unica, perfetta, completa e insostituibile opera di Redenzione.

Non viene mai fatto alcun riferimento ad altri come punto di collegamento tra gli uomini e Dio, nel Nuovo Testamento è il Cristo in persona a precisare che è Lui l’unica via di accesso al Padre, sia per quanto concerne la salvezza che la preghiera:

  • “Gli disse Tommaso: “Signore, non sappiamo dove vai e come possiamo conoscere la via?”. Gli disse Gesù: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giovanni 14:6)”

Provenendo la domanda da Tommaso, l’apostolo che aveva la continua necessità di prove materiali, e non essendoci osservazioni aggiuntive da parte di Gesù, questa affermazione potrebbe essere sufficiente a fugare ogni perplessità. Per maggiore chiarezza, Cristo lo ripete, sempre nel Vangelo secondo Giovanni:

  • Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvo; entrerà e uscirà e troverà pascolo“. (Giovanni 10:9)

Questo concetto viene espanso e approfondito dagli apostoli nelle loro lettere ai Romani e agli Ebrei:

  • Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi? (Romani 8:34)
  • Per questo, Gesù è diventato garante di un’alleanza migliore. Inoltre, quelli sono diventati sacerdoti in gran numero, perché la morte impediva loro di durare a lungo; egli invece, poiché resta per sempre, possiede un sacerdozio che non tramonta. Perciò può salvare perfettamente quelli che per mezzo di lui si accostano a Dio, essendo egli sempre vivo per intercedere a loro favore. (Ebrei 7:22-25)

Da questi passaggi si ha la conferma che Gesù Cristo è il nostro intercessore, la sua unicità in tale ruolo viene confermata nella lettera a Timoteo:

  • Uno solo, infatti, è Dio e uno solo il mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù (1 Timoteo 2:5)

Questa dichiarazione dell’apostolo Paolo, ribadisce le affermazioni di Cristo Signore con cui si proclama l’unica via di accesso al Padre.

Ancora, negli Atti degli Apostoli, e’ Pietro che afferma, riferendosi a Nostro Signore Gesu’ Cristo:

  • In nessun altro c’è salvezza; non vi è infatti altro nome dato agli uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere salvati”  (Atti degli Apostoli 4:12)

Ma se le scritture sostengono che Cristo è il solo e unico mediatore tra uomini e Dio, quali possono essere i motivi per cui si cerca la mediazione attraverso soggetti diversi da Lui?

È forse Gesù troppo occupato?

Egli è il creatore dell’universo, ha creato tutto dal nulla (2). Non è un politico indaffarato né tanto meno Babbo Natale, per cui non ha bisogno di assistenti per svolgere le sue pratiche.

Essendo nulla impossibile per Lui, logicamente non c’è alcun bisogno di rivolgersi ad altri.

I santi sono più simili a noi, ci possono capire meglio

Di tutti gli uomini o donne esistiti sulla terra, nessuno ha potuto né potrà conoscere allo stesso tempo e completamente, sia gli uomini che Dio. Eccetto uno: il Signore Gesù Cristo.
Che si è volontariamente abbassato al livello inferiore all’ultimo degli uomini, ha servito il mondo intero divenendo sberleffo del mondo che Lui ha servito.

Ha conosciuto la gioia, il dolore, la fame e la sete, le ingiustizie e i tradimenti. Non c’è sofferenza che Egli non abbia patito, né tentazione che lo abbia messo alla prova fino alla sua morte, dalla quale è uscito vittorioso in quanto privo di ogni peccato e con la conquista della salvezza per noi peccatori.

Oltre a tutto questo, Lui conosce ogni nostro pensiero, anche in anticipo (3).

Quale è allora il motivo per cui cerchiamo di arrivare a Dio tramite altre vie? È forse Cristo troppo perfetto per associarlo a noi? Questo conferma che quelli che sono stati dichiarati santi, non sono stati perfetti al contrario di Lui .

Gli è forse impossibile esaudire le nostre richieste?

Assolutamente no, a Dio tutto è possibile e Cristo Gesù promette che ogni preghiera che gli rivolgiamo verrà esaudita:

  • Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò
    (Giovanni 14:13-14)
  • Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto
    (Matteo 7:7)

Se non vediamo esaudirsi una nostra richiesta, il quesito che dobbiamo rivolgerci è che cosa stiamo chiedendo, come la stiamo chiedendo e se siamo in condizione di farlo.

Per quanto riguarda l’oggetto della preghiera, l’istanza, dal punto di vista biblico, non deve essere volta a soddisfare nostri desideri o esigenze terrene, siano esse di salute, soldi, amore, successo.
Seppure spinti da buone intenzioni, desiderando il bene di altre persone o di noi stessi, spesso chiediamo cose che sarebbero contro gli interessi in prospettiva eterna che Dio ha per noi.

  • Questa è la fiducia che abbiamo in lui: qualunque cosa gli chiediamo secondo la sua volontà, egli ci ascolta. E se sappiamo che ci ascolta in quello che gli chiediamo, sappiamo di avere già quello che gli abbiamo chiesto. (1 Giovanni 5:14-15)

E in merito alla modalità e i tempi, con cui le preghiere vengono rivolte, Gesù Cristo ci invita a non desistere se una richiesta non viene esaudita immediatamente:

  • Io altresì vi dico: Chiedete con perseveranza, e vi sarà dato; cercate senza stancarvi, e troverete; bussate ripetutamente, e vi sarà aperto” (Luca 11:9)

Quindi è la perseveranza, l’insistenza che portano a esaudire le nostre richieste, che devono avere come fine unico ed ultimo il Regno di Dio.

Questo non ci vieta di pregare con il fine di ottenere guarigioni, un buon lavoro o quant’altro sia materiale. Bisogna però tener conto che siamo nella stessa condizione di un bambino che implora i genitori affinché gli diano la merenda quando la cena è prossima. Se la richiesta viene esaudita, rischiamo di perderci il meglio.

So che è difficile ragionare lontanamente dalle nostre necessità quotidiane, ma dobbiamo tenere a mente che Dio ha un piano per il nostro futuro, qualsiasi sofferenza possiamo patire nell’immediato è un granello di sabbia in confronto all’infinito.

In realtà molti si ritrovano a pregare i santi per ottenere ciò che Dio non ci darebbe normalmente, perché non in linea con quello che giudica giusto per la nostra crescita spirituale. Questo è un terreno estremamente pericoloso, per una serie di motivi:

Il primo, è che sia Maria che i santi erano umani, quindi limitati, solo Dio è in grado di ascoltare simultaneamente i pensieri di tutti gli uomini:

“se uno qualunque oppure tutto Israele tuo popolo, dopo avere provato il rimorso nel cuore, ti prega o supplica con le mani tese verso questo tempio,  tu ascoltalo dal cielo, luogo della tua dimora, perdona, intervieni e rendi a ognuno secondo la sua condotta, tu che conosci il suo cuore – tu solo conosci il cuore di tutti i figli degli uomini” (2 Re 8:38-39) 

Il secondo sta nel fatto che solo Gesù è risorto, tutti gli altri stanno dormendo in attesa della seconda venuta di Cristo (4), compresa Maria di cui non esistono documenti comprovanti la sua presunta ascensione.

Il terzo punto è che il dialogo con i defunti, ammesso che sia possibile, è una pratica pagana più volte definita un’abominazione dal Signore:

  • Quando sarai entrato nel paese che il Signore tuo Dio sta per darti, non imparerai a commettere gli abomini delle nazioni che vi abitano.
    Non si trovi in mezzo a te chi immola, facendoli passare per il fuoco, il suo figlio o la sua figlia, né chi esercita la divinazione o il sortilegio o l’augurio o la magia;

    né chi faccia incantesimi, né chi consulti gli spiriti o gli indovini, né chi interroghi i morti, perché chiunque fa queste cose è in abominio al Signore; a causa di questi abomini, il Signore tuo Dio sta per scacciare quelle nazioni davanti a te” (Deuteronomio 18:9-12)

  • “Quando vi diranno: “Interrogate gli spiriti e gli indovini che bisbigliano e mormorano formule. Forse un popolo non deve consultare i suoi dei? Per i vivi consultare i morti?”,  attenetevi alla rivelazione, alla testimonianza. Certo, faranno questo discorso che non offre speranza d’aurora” (Isaia 8:19). 

La logica considerazione, alla luce di quanto visto finora, mostra che Gesù’ Nostro Signore ha detto di rivolgerci a lui e a lui solo, essendo unico e solo intercessore presso il Padre.

Pregando i santi e Maria ci si rivolge a persone defunte e senza il potere di ascoltarci.

Se poi un risultato lo otteniamo, l’unica spiegazione è che il demonio ci vuole fare credere che è giusto quello che stiamo facendo, ovvero rivolgerci a soggetti diversi da Dio.

Poiché la sua unica motivazione è l’odio verso Dio e verso ogni uomo, con l’inganno – di cui è maestro – tenta continuamente di distogliere l’attenzione da Dio e di allontanarci con ogni mezzo. Impersonando i mediatori che scegliamo a seconda delle nostre esigenze, ottiene il risultato di vanificare il sacrificio di Cristo sulla Croce e conduce gli ignari verso un rapporto sterile con Dio se non alla perdizione totale.

Non riconoscendo il Signore Cristo Gesù come unico mediatore tra noi e il Padre, commettiamo il grande errore di non dargli il dovuto credito e la gloria, e aumentiamo il potere di Satana in questo mondo di cui è il principe (5).

 

Riferimenti

1) 1 Tessalonicesi 5:21

2) Vangelo s. Giovanni 1:1-3,10

3) Salmo 139:1-18

4) Lettera di Paolo ai Tessalonicesi 4:14-17

5) Vangelo s. Giovanni 14:30


La Chiesa Cattolica Romana, nel suo Catechismo, giustifica e promuove sia la produzione che la venerazione delle immagini, attraverso articolate elaborazioni volte a giustificarne la legittimità.

E’ questa pratica in sintonia con la Parola di Dio oppure no? E quali sono le conseguenze per coloro che, seppure in buona fede, rendono onore a immagini “sacre”?

Analizzeremo qui la Parte Terza, sez. Seconda, capitolo primo, articolo 1.IV, del Catechismo, attraverso un confronto con le Sacre Scritture, dove viene trattato il Comandamento impartito da Dio per ben sei volte in: Esodo 4:4, Levitico 26:1, Deuteronomio 4:16, 4:23, 5:8, 27:15:

Riporta il Catechismo della Chiesa Cattolica:

1 “2130 Tuttavia, fin dall’Antico Testamento, Dio ha ordinato o permesso di fare immagini che simbolicamente conducessero alla salvezza operata dal Verbo incarnato: così il serpente di rame, l’arca dell’Alleanza e i Cherubini.” (1)

1.1 “Tuttavia, fin dall’Antico Testamento Dio ha ordinato o permesso di fare immagini ….

Per quanto sembri innocente questa affermazione, da una lettura superficiale si intende che sia nell’Antico che nel Nuovo Testamento Dio abbia concesso la creazione di immagini “sacre”.
Nella Bibbia, l’ordine di creare immagini è stato dato esclusivamente in due occasioni e per precisi scopi:

  • I Cherubini del Propiziatorio in Esodo 25:18:20,
  • Il serpente di bronzo nel Libro dei Numeri, 21:8. Questi venne in seguito distrutto, essendo divenuto oggetto di idolatria:
     ”Fece ciò che è retto agli occhi del Signore, secondo quanto aveva fatto Davide suo antenato. Egli eliminò le alture e frantumò le stele, abbatté il palo sacro e fece a pezzi il serpente di bronzo, eretto da Mosè; difatti fino a quel tempo gli Israeliti gli bruciavano incenso e lo chiamavano Necustan” (2 Libro dei Re 18:3-4)

1.2 “… così il serpente di rame, l’arca dell’Alleanza e i Cherubini

Come abbiamo visto sopra, Dio ha ordinato di creare solo due immagini: I due Cherubini sul Propiziatorio, e il serpente di Rame. Tra questi è stata inclusa, nel catechismo, anche l’Arca dell’Alleanza, che in realtà era una semplice cassa di legno di acacia, ricoperta di oro (2). L’Arca non era né scolpita né decorata per cui non si può considerare un’immagine.

Perché allora è stata inclusa tra quelle che erano realmente immagini? L’unico motivo che mi viene in mente è per aumentare il numero degli oggetti, per fare sembrare che fossero più di quanti ve ne siano riportati.

Continuando nell’analisi della seconda parte, si legge:

2. “2131 Fondandosi sul mistero del Verbo incarnato, il settimo Concilio ecumenico, a Nicea [nel 787), ha giustificato, contro gli iconoclasti, il culto delle icone: quelle di Cristo, ma anche quelle della Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi. Incarnandosi, il Figlio di Dio ha inaugurato una nuova "economia" delle immagini." (3)

Se Cristo Nostro Signore avesse voluto "inaugurare una nuova economia delle immagini", ciò sarebbe stato registrato nelle Scritture. Al contrario, nei quattro Vangeli non vi è alcun riferimento a discorsi di Gesù per quanto concerne questo argomento.  E' comunque certo che Gesù ha insegnato a riguardo di questa materia ai suoi discepoli, visto che negli Atti e nelle Epistole degli Apostoli vi sono ripetuti riferimenti all'idolatria come un comportamento da evitare:

  • Non diventate idolatri come alcuni di loro, secondo quanto sta scritto: Il popolo sedette a mangiare e a bere e poi si alzò per divertirsi (1 Corinzi 10:7)
  • Perciò, o miei cari, fuggite l'idolatria (1 Corinzi 10:14)
  • Mortificate dunque quella parte di voi che appartiene alla terra: fornicazione, impurità, passioni, desideri cattivi e quella avarizia insaziabile che è idolatria, cose tutte che attirano l'ira di Dio su coloro che disobbediscono (Colossesi, 3:5)
  • Figlioli, guardatevi dagli idoli! (4) (1 Giovanni 5:21)

Se gli apostoli hanno una posizione chiara riguardo l'idolatria, questo lascia presupporre che Cristo Gesù li ha istruiti in merito.
 

La terza ed ultima parte dell'articolo del Catechismo, riservato alle immagini cosiddette "sacre", ha lo scopo di contrastare qualsiasi obiezione, attraverso argomentazione che il culto, la venerazione delle immagini "sacre" del cristianesimo, è diverso da quello che i pagani riservavano ai loro dei. Si legge infatti:

3."2132 Il culto cristiano delle immagini non è contrario al primo comandamento che proscrive gli idoli. In effetti, "l'onore reso ad un'immagine appartiene a chi vi è rappresentato", [San Basilio di Cesarea, Liber de Spiritu Sancto, 18, 45: PG 32, 149C] e “chi venera l’immagine, venera la realtà di chi in essa è riprodotto” [Concilio di Nicea II: Denz. -Schönm., 601; cf Concilio di Trento: ibid. , 1821-1825; Conc. Ecum. Vat. II: Sacrosanctum concilium 126; Id., Lumen gentium, 67]. L’onore tributato alle sacre immagini è una “venerazione rispettosa”, non un’adorazione che conviene solo a Dio. Gli atti di culto non sono rivolti alle immagini considerate in se stesse, ma in quanto servono a raffigurare il Dio incarnato. Ora, il moto che si volge all’immagine in quanto immagine, non si ferma su di essa, ma tende alla realtà che essa rappresenta [San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 81, 3, ad 3]. (5)

Esaminiamo in dettaglio queste righe, e confrontiamole con la Parola di Dio:

3.1 “Il culto cristiano delle immagini ….”

Non esiste un culto cristiano delle immagini, Dio ha sempre indicato come principale differenza tra il suo popolo e I pagani, la modalità di adorazione a Lui rivolta. Siccome I pagani venerano falsi dei, essi rendono tributo e onore a falsi idoli. Questo concetto è ripetuto nel Vecchio Testamento in Deuteronomio 4:15-40, Salmo 115:4-8, Isaia 44:9-20.

La conferma nel Nuovo Testamento si trova almeno due volte:

  • “Il Dio che ha fatto il mondo e tutto ciò che contiene, che è signore del cielo e della terra, non dimora in templi costruiti dalle mani dell’uomo né dalle mani dell’uomo si lascia servire come se avesse bisogno di qualche cosa, essendo lui che dà a tutti la vita e il respiro e ogni cosa. Egli creò da uno solo tutte le nazioni degli uomini, perché abitassero su tutta la faccia della terra. Per essi ha stabilito l’ordine dei tempi e i confini del loro spazio, perché cercassero Dio, se mai arrivino a trovarlo andando come a tentoni, benché non sia lontano da ciascuno di noi. In lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo, come anche alcuni dei vostri poeti hanno detto: Poiché di lui stirpe noi siamo. Essendo noi dunque stirpe di Dio, non dobbiamo pensare che la divinità sia simile all’oro, all’argento e alla pietra, che porti l’impronta dell’arte e dell’immaginazione umana.” (Atti degli Apostoli 17:24-29)
  • “essi sono dunque inescusabili, perché, pur conoscendo Dio, non gli hanno dato gloria né gli hanno reso grazie come a Dio, ma hanno vaneggiato nei loro ragionamenti e si è ottenebrata la loro mente ottusa. Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettili. (Romani 1:21-23)

Con il peccato e la caduta in Genesi cap. 3, l’uomo ha perso la caratteristica originale, di essere creato a immagine e somiglianza di Dio (6). Condizione che è stata ripristinata da Cristo Nostro Signore attraverso la sua perfetta incarnazione, culminata con il sacrificio sulla croce e la resurrezione.

Il grande dramma dell’idolatria, e il motivo per cui viene considerata un grave errore sia nel Vecchio che nel Nuovo Testamento, sta nella diminuzione del valore o nella vanificazione totale del sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo sulla croce. La risurrezione non avrebbe potuto avere luogo se Dio non avesse giudicato Gesù assolutamente senza peccato e la sua opera di redenzione completa e perfetta (7).

Perché adorando o venerando una immagine creata dall’uomo, non solo si distoglie l’attenzione dall’unico degno di essere adorato ma soprattutto, ci si allontana dal processo di santificazione, la vera essenza del cristianesimo. (8) Infatti il Signore Cristo Gesù non vuole semplici credenti bensì discepoli che, nell’opera di santificazione attraverso lo Spirito Santo, tendano a perfezionarsi, con l’obiettivo unico di avvicinarsi alla Sua immagine.

La venerazione di qualsiasi tipo di immagine è fondamentalmente una calunnia, una offesa alla Trinità Divina.

3.2 “Il culto cristiano delle immagini non è contrario al primo comandamento …”

Per Ebrei, Cristiani Ortodossi, e la maggior parte delle chiese non cattoliche, il secondo comandamento è “Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. ” (Esodo 20:4-5)

La Chiesa Cattolica Romana ha curiosamente unito il secondo al primo (“Io sono il Signore, tuo Dio”). Per mantenere la struttura del decalogo, il decimo è stato diviso in due:

- non desiderare la donna d’altri
- non desiderare le cose altrui.

In realtà Esodo 20:17, dove viene pronunciato il decimo comandamento abbiamo un solo verso e una diversa struttura:

“Non desiderare la casa del tuo prossimo.

Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo”

La conferma viene dall’Apostolo Paolo, nella lettera ai Romani, che considera questo verso un unico comandamento, che è “non desiderare“:

“Che diremo dunque? Che la legge è peccato? No certamente! Però io non ho conosciuto il peccato se non per la legge, né avrei conosciuto la concupiscenza, se la legge non avesse detto: Non desiderare.” (Romani 7:7)

Quindi il culto delle immagini non viola il primo comandamento, ma il secondo.

3.3 “l’onore reso ad un’immagine appartiene a chi vi è rappresentato

Il vitello d’oro creato da Aronne in Esodo 32, non rappresentava una divinità pagana bensì il Dio degli Israeliti. Il motivo per cui avevano scelto di raffigurare un vitello nasce dal fatto che non avevano mai visto Dio, volendo rappresentarlo a tutti i costi scelsero il bue api, di cui avevano la conoscenza dai tempi della schiavitù in Egitto. (cfr. Atti degli Apostoli 7:39-41)

Pertanto il vero problema, non è l’oggetto che viene adorato, ma la modalità con cui ciò avviene. Farlo attraverso le pratiche dei pagani è un affronto all’essenza del nostro Creatore, l’unico e vero Dio.
Se poi a questo si aggiunge che oggetto di venerazione sono soggetti diversi da Dio, entriamo in un terreno minato, argomento di cui trattero’ in una sezione separata.

3.4 “… [Concilio di Nicea II: Denz. -Schönm., 601; cf Concilio di Trento: ibid. , 1821-1825; Conc. Ecum. Vat. II: Sacrosanctum concilium 126; Id., Lumen gentium, 67]…”

Tra le tante citazioni a giustificazione di una simile affermazione, ovviamente, non vi è alcun riferimento alla Parola di Dio, solo a consigli ecumenici tenuti da uomini.

Non è un caso che Gesù accusi I farisei e gli scribi di avere alterato I comandamenti a proprio uso e consumo, così come è avvenuto poi con il secondo e il decimo, ad opera della Chiesa.

3.5 “L’onore tributato alle sacre immagini ….”

Alla luce di tutti I ragionamenti fatti fino ad ora, non sono affatto sacre anzi, potrebbero essere addirittura demoniache! (9)

3.5 “… è una ‘venerazione rispettosa’, non un’adorazione che conviene solo a Dio”.
Qui abbiamo due problemi, il primo è il termine venerazione rispettosa, il secondo è l’idea che ci possa essere una scala nella intensità nel culto.

La parola venerazione, che proviene dal latino, significa letteralmente “domandare grazia agli dei”, nella fattispecie la dea pagana Venere (Venus – Veneris). Di fatto, l’onore reso alle immagini cosiddette sacre è lo stesso che I pagani riservavano verso i loro idoli.

Il fatto che siano venerati santi, angeli e madonne è ancora più pericoloso, è lo stesso Gesù a dire al demonio:

Vattene, satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto“. (Matteo 4:10)

Il punto è che Dio rimane e deve essere l’unico destinatario di adorazione, culto (se si considera che il termine venerazione è proprio dei falsi dei pagani).

Gli Apostoli, che loro malgrado sono impropriamente oggetto di culto in molte chiese oltre a quella Cattolica, nelle Sacre Scritture rifiutano sempre di essere oggetto di esaltazione, adorazione o venerazione che dir si voglia:

  • Vedendo ciò, Pietro disse al popolo: “Uomini d’Israele, perché vi meravigliate di questo e continuate a fissarci come se per nostro potere e nostra pietà avessimo fatto camminare quest’uomo? (Atti degli Apostoli, 3:15)
  • “Cittadini, perché fate questo? Anche noi siamo esseri umani, mortali come voi, e vi predichiamo di convertirvi da queste vanità al Dio vivente che ha fatto il cielo, la terra, il mare e tutte le cose che in essi si trovano.” (Atti degli Apostoli 14:15)

Il senso è che per quanto speciali possano essere gli apostoli, i poteri erano loro conferiti dallo Spirito Santo, di cui essi erano semplicemente veicoli.

Tragicamente, in queste righe del Catechismo, viene promossa una dottrina contraria a quanto richiesto da Dio.

Attraverso artifizi linguistici, alterazioni delle Scritture, interpretazioni arbitrarie e incorrette, le massime autorità ecclesiastiche del Vaticano giustificano e promuovono l’adorazione di immagini. In opposizione al secondo comandamento, ripetuto per ben sei volte nella Bibbia, numero che  rappresenta l’uomo.

Ogni singola parola inserita nel catechismo è stata attentamente scelta e pesata da teologi della Chiesa Cattolica, sulla base di dottrine trasmesse nel corso dei secoli. Per questo non riesco a giustificare un insegnamento ufficiale come un “vizio di ingenuità “, soprattutto se in gioco c’è l’onore di Dio e la salvezza o il grado di ricompensa riservati agli uomini.

Prima il Signore Gesù Cristo e poi Pietro, ammonirono che nella Chiesa si sarebbero infiltrati falsi maestri, voraci lupi travestiti da agnelli, e non possiamo accettare come oro colato ogni insegnamento che proviene da uomini, per quanto rispettabili possano apparire.

  • Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demoni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.” (Matteo 7:21-23)
  • “Ci sono stati anche falsi profeti tra il popolo, come pure ci saranno in mezzo a voi falsi maestri che introdurranno eresie perniciose, rinnegando il Signore che li ha riscattati e attirandosi una pronta rovina.” (2 Pietro 2:1-3)
  • Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! 
    L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!  (Galati 1:8-9)

Purtroppo abbiamo già dovuto ascoltare da parte della Chiesa Cattolica, in persona del Papa, scuse ufficiali per errori della Chiesa. Se questi sono stati fatti nel passato, non si può escludere a priori che altri debbano essere riconosciuti né che ne seguiranno degli altri.

Nel dubbio, rimettiamoci unicamente alla Parola di Dio, la Sacra Bibbia, senza dare per valide a priori le note inserite da uomini, verificando ogni cosa attraverso il riscontro con le stesse Scritture.
Paolo nella sua prima lettera ai Tessalonicesi, ammonisce:   ”esaminate ogni cosa e tenete ciò che è buono” (1 Tessalonicesi 5:21)

Abbiamo la responsabilità e il dovere di discernere quali siano i falsi insegnamenti da quelli veri, avendo soprattutto oggi tutti gli strumenti a nostra disposizione.

Dobbiamo quindi verificare se una dottrina è in linea o meno con la Parola di Dio, soprattutto nel caso dell’idolatria, considerato quello che è il destino riservato agli idolatri secondo le Scritture:

  • non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio? Non illudetevi: né immorali, né idolatri, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri, né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di Dio. (1 Corinzi, 6:9-10)
  • Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolatri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte. (Apocalisse, Cap. 21:8)

L’invito finale è di verificare I versi della Sacra Bibbia qui citati, rileggendoli nel loro contesto.
Esaminandoli a fondo, meditando.
Mettendo ogni singola cosa sotto esame, fidandoci solo ed esclusivamente della Parola di Dio, non degli uomini.
Pregando Dio attraverso l’unico e solo mediatore che è Gesù Cristo affinché, attraverso il Suo Spirito, possa portare il dono del discernimento e aprire le Scritture alla nostra conoscenza.

 

Riferimenti

1,3,5) Catechismo della Chiesa Cattolica , http://www.vatican.va/archive/ITA0014/__P7E.HTM
2 ) Esodo 25:10-16
4) la traduzione letterale dal greco (teknion phulasate heauta apo ton eidolon), nella Bibbia CEI resa come “Figlioli guardatevi dai falsi dei!”
6) Genesi 1:26-27
7) Ebrei 4:14-15
8) 1 Tessalonicesi 5:21
9) Salmo 96:5, Deuteronomio 32:17, Salmo 106:37

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